"Come tu mi vuoi"

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Data: 2017-03-26 19:00 - 20:00

Due racconti, due storie, due monologhi si direbbe, per ri-portare nell’alveo della finzione teatrale la mancanza di direzione, di programma, o l’espropriazione di un destino.
Lei trentenne e lui cinquantenne si raccontano al pubblico a partire dal lavoro che fanno o dalla ricerca di questo.
Ne viene fuori una fotografia dell’attualità delle vite dei molti tragica, a volte comica, e tuttavia apparentemente normale tranne che per le derive alle quali può condurre.
La scelta è quella della cifra del grottesco e dell’antinaturalistico, in uno spazio scenico sospeso, per attraversare la vita di queste due creature, riportate in vita dal fondo della pagina di due racconti diversi.
Entrambi corrono sulla scena e nella vita rasentando follia e smarrimento, perfettamente consci che quella è la condizione di “normalità”, incapaci di immaginare una via d’uscita diversa da quella che sembra piombargli addosso come una valanga e dalla quale sembra impossibile uscirne.
Come tu mi vuoi mette in scena il non-incontro tra due vite accomunate nella miseria di un lavoro impossibile persino da raccontare. Il lavoro è il centro attorno a cui gravita tutto lo spettacolo, eppure si nasconde, si nega costantemente nelle parole che talvolta provano a dirlo senza riuscirci, indugiando invece su una parossistica etica della performance inscenata dagli abiti da fitness indossati dagli attori e dall’allenamento a cui si sottopongono. I due corrono, sì.
Ma non inseguono qualcosa o qualcuno. Sembrano alternativamente impegnati a tenersi pronti per qualcosa senza preoccuparsi neanche di capire cosa sia; oppure alla ricerca di un benessere posticcio che non serve a sradicare il male ma solo cercare di dimenticarlo. I minimi comuni denominatori per capirsi non mancano, eppure i tentativi per provare a farlo si scontrano continuamente con l’incapacità di raccontarsi o con la grottesca negazione delle ragioni per farlo.
È l’attuale condizione di malessere della maggioranza. Di coloro che vivono correndo sui bordi delle grandi arterie della società tra impedimenti e ostacoli, tra omissioni, frasi tronche che tolgono il respiro in tempi di prospettive schiacciate, secondo un ritmo affannato e contagioso che dà forma alla nientificazione.
Precari nel lavoro e nell’identità e orfani di un aggregato sociale.

 

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3204516575

 

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  • 2017-03-26 19:00 - 20:00

 

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